Sleepwalking and Recall : A psychological study

(English translation)

Nello studio del sonno degli animali la sicurezza del luogo in cui dormono Ë considerato un parametro importante per determinare la durata e la frequenza degli episodi di sonno , la possibilit‡ di essere vittima di predatori e la protezione offerta dal riparo scelto , sembrano infatti determinare , insieme a fattori costituzionali , la genesi dei comportamenti legati al sonno . Nell’uomo i fattori di rischio si sono ridotti progressivamente nel corso dell’evoluzione , Ë riuscito a costruire “tane” sempre pi_ sicure e confortevoli , che gli hanno permesso di sviluppare la capacit‡ di provare la piacevole sensazione di prolungare il proprio sonno . Un ambiente sconosciuto e potenzialmente pericoloso genera risposte d’allarme , che contrastano la generale riduzione dell’attivit‡ necessaria perchÈ si verifichi sonno , questo viene dunque ottimizzato nelle diverse specie , in modo da garantire la presenza di una componente nucleare , biologica , essenziale per il corretto funzionamento del cervello , e minimizzare , se non possibile , una componente opzionale , non fondamentale per il corpo , e pi_ legata ad aspetti di gratificazione psicologica.

Tentare un sonno forzato in un ambiente come un bosco , paradossalmente divenuto innaturale per un essere umano , significa esporsi a stimoli a cui non si Ë soliti dovere rispondere , abituarsi ad essi per mantenere volontariamente uno stato in larga misura involontario come il sonno , andare contro la normale reazione del nostro corpo al pericolo , nonchÈ alla luce , che condiziona i nostri ritmi biologici . Durante la sua esperienza Emilia tenter‡ di alterare il suo normale ritmo sonno-veglia , imponendosi sonni prolungati , cercher‡ di mantenere un generale stato di torpore e sonnolenza , nel tentativo di emulare l’esperienza del padre , il quale dormÏ per lunghi periodi in un bosco , lottando contro la cirrosi . Una spiegazione a tale comportamento potrebbe essere rintracciata nella marcata presenza di disturbi del sonno legati a questa patologia , e nella tendenza della stessa ad associarsi a encefalopatie . Sembra essere comune tra i sintomi l’alterazione dei normali ritmi biologici e ormonali , e in particolare alcuni studi hanno dimostrato come venga ad alterarsi la normale secrezione di Melatonina , scandita da un ritmo circadiano molto stabile e condizionato dalla luce diurna . Questo Ë un ormone ancora piuttosto misterioso , molto spesso associato al sonno poichÈ la sua liberazione Ë soppressa dalla luce e coincide con i massimi della sonnolenza , Ë normalmente secreto dalla ghiandola Pineale (Epifisi) durante le ore notturne , ma in pazienti affetti da cirrosi sembra che venga rilasciata durante tutto il giorno . Una eccessiva attivit‡ della Pineale si carica di fascino pensando al ruolo attribuitogli da Cartesio come sede dell’anima , a causa della sua struttura singola rispetto a quella duplice di altre nel cervello , o al suo sembrare quasi un terzo occhio negli uccelli , poichÈ le sue cellule rispondono direttamente alla luce , e potrebbe spiegare il realizzarsi di un simile comportamento in risposta alla malattia . Sul ruolo della Melatonina Ë chiaro il suo coinvolgimento nella regolazione dei ritmi stagionali e riproduttivi , nella regolazione dell’omeostasi ormonale per la sua azione desensibilizzante sull’ipotalamo , e del suo effetto sulla sonnolenza e il suo ritmo . Alti valori costanti di questo ormone provocano squilibri nella latenza degli episodi di sonno e nella loro durata , portando ad una maggiore predisposizione al sonno anche nelle ore diurne , che associata al ritiro psicologico che spesso accompagna una malattia , potrebbe rendere pi_ comprensibile un’esperienza di lungo sonno spontaneo . Le forze che normalmente si opporrebbero al sonno eccessivo potrebbero essere state vinte dall’azione prolungata della melatonina , che si Ë dimostrata un buon induttore di sonno , e con un ulteriore contributo psicologico conscio o meno , potrebbe essere possibile mantenere uno stato di semi-coscienza , di dormiveglia simile dal punto di vista comportamentale al sonno . Gli stati meditativi , che spesso favoriscono sensazioni di benessere psicofisico, sono caratterizzati dall’induzione di una certa sincronia dell’attivit‡ elettrica dei due emisferi celebrali , come accade per esempio durante la pratica yoga , sincronia che Ë una componente fondamentale del sonno non-rem , e che si realizza attraverso la progressiva perdita di coscienza dei propri pensieri , che fa seguito ad una riduzione della sensibilit‡ per gli stimoli esterni . Emilia cerca di mantenere la sua attivit‡ celebrale quanto pi_ possibile simile alle prime fasi di sonno , disturbata da una stimolazione ambientale inizialmente anomala , deve innalzare le proprie soglie sensoriali , concentrarsi sui suoi ricordi per consentire un’ esplorazione e rielaborazione tali da riorganizzare il proprio vissuto emozionale legato al padre . Alcune teorie cognitive sulla funzione del sonno enfatizzano il suo ruolo nella gestione della memoria , considerandolo fondamentale per rafforzare i ricordi , immagazzinati come collegamenti tra neuroni nel tessuto celebrale , ma anche per cancellare quei circuiti creati accidentalmente dalla stimolazione ambientale durante la veglia , che andrebbero a sovraccaricare la capacit‡ relativamente limitata del sistema . In questa ottica i sogni vengono considerati come l’espressione di un lavoro di pulizia e organizzazione dei ricordi , necessario al corretto funzionamento della memoria stessa , che nel caso di privazione di sonno , mostra un deterioramento precoce . Il richiamo alla coscienza di ricordi emotivamente intensi , rappresenta un’ulteriore ostacolo al sonno forzato di Emilia , contrapponendo uno stato di agitazione alla ricerca della calma necessaria per dormire , viene cosÏ a crearsi un particolare accostamento tra elaborazione del lutto e sonno , che potrebbe rivelarsi una interessante fonte di cambiamento nella gestione dei suoi vissuti emotivi , generando un nuovo assetto psicologico , pi_ funzionale ad una serena convivenza con i ricordi dolorosi di cui spesso Ë ricca la nostra vita .

Luca Becherini

Bibliografia

  1. James Horne , PerchÈ dormiamo?-Le funzioni del sonno negli esseri umani e negli altri mammiferi , Roma 1993 Armando ed. M.Rosenzweig , A.L.Leiman , S.M.Breedlove , Psicologia Biologica , University of California , Berkley 1996 , traduzione Ambrosiana ed.1998
  2. J.Cordoba , J.Cabrera , L.Lataif , P.Penev , P.Zee , At.Blei , High prevalence of sleep disturbance in cirrhosis , Northwestern University and Northwestern Memorial Hospital and Lakeside Va Medical Centre Chicago USA , Hepatology 1998 feb;339-45[Pup med]
  3. PE.Steidl , B.Finn , B.Bendok , S.Rotke , PC.Zee , At.Blei , Changes in 24-hour rhythm of plasma melatonin in patiens whit liver cirrhosis-relation whit sleep architecture , Universitatsklinik fur Innere Medizin , Allgemeines Krankenhaus Wien , Osterreich , 1997 oct [Pup med]
  4. Iv.Zhdanova , Rj.Wurtman , Hj. Lynch , Jr.Ives , Dl Schomer , Sleep-inducing effects of low doses of melatonin ingested in the evening , Dep. Of brain and cognitive sci. , Massachusset Inst.of Tech. , Cambridge USA , 1995.

Luca Becherini

Faculty of Experimental Psychology, University of Florence, February 2003

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